Una riga di cipresso
spacca in due il colle
il bambino si nasconde
dietro il tronco
a riposare la fatica
di una salita troppo ripida
per due gambe di otto anni
e una bicicletta sempre più pesante
ad ogni giro di pedale.
Il nonno guarda
con orgoglio
il muto rumore
dei pini ier l'altro piantati
con fierezza
l'ansimante energia
del nipote.
Nel ventre ruvido e rigonfio
della maceria muschiata dal tempo
scorre un'estate
dal passato maggiorenne
la scoperta fantastica
dello sguardo nervoso e diffidente
della lucertola
il richiamo ancestrale
tramandato nei millenni
di ape in ape
il verde diseguale
che ha già in sé
il giallo del frumento
l'acuto e caldo dolore della spina
sentinella del frutto
che disseta il desiderio
dolce di dolce
curiosità del bambino.
Il silenzio
onda uguale e monotona di filo spinato
scoraggia il tempo
che non conosce il luogo.
Rughe intonse
comandano vie per gomme doloranti
e violentano
prati
boschi
pascoli
campi
che subito abbracciano
in serena indifferenza.
Il profumo dei colori sinuosi
incanta la mano
che carezza il sole
in riposo su un ciottolo di vetro
ogni graffio un giorno
unico testimone
di un tempo che non c'è.
Lo sguardo miope
rovista
scava
spolvera
fino a riconoscere
allo zenith dell'orizzonte
per caso
la conchiglia fossile
lasciata da un mare improbabile
lontano chilometri
forse dimenticato
ma sempre presente
nell'invisibile vento.



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