mercoledì 28 ottobre 2009
Tecnica e interpretazione
Il video che apre questo post mi torna comodo per esemplificare una difficoltà che spesso trovo nel mio lavoro di agente letterario. Spesso, gli aspiranti autori o gli esordienti che si rivolgono alla nostra agenzia letteraria affermano, a difesa del loro dattiloscritto, che è scritto in italiano corretto. A parte il fatto che molto spesso non è così - ma questo potrebbe essere argomento di un altro post, se non di una serie di post (e mi propongo di farne a breve uno sulla punteggiatura, questa sconosciuta) - il saper scrivere in italiano corretto non è il primo passo per diventare scrittori. Altrimenti scrittori come Pirandello e Svevo, solo per rimanere ad un livello alto, non sarebbero mai stati ammessi sulle antologie letterarie, visto che il loro italiano non è certo quello cesellato e laccato di un D'Annunzio o quello meditato e ordinato di Manzoni. Negli ultimi decenni, poi, la straordinaria accelerazione tecnologica impressa dai computer e da internet in particolare ha investito anche il modo di parlare, di esprimersi e di comunicare, intaccando sensibilmente anche la grammatica italiana, da sempre un organismo in movimento ma che, negli ultimi tempi, è stata costretta a... fare un po' di corsetta, diciamo.
Quello che noi cerchiamo in un testo non è tanto la correttezza grammaticale, se la scorrettezza e la vicinanza alla lingua parlata (sgrammaticata per difetto genetico) è funzionale al successo del romanzo, e non è nemmeno il plot di sicuro effetto, la storia vincente.
La storia può essere semplice, semplicissima, quasi banale. La lingua può essere la più ricca o la più sciatta e trasandata, ma se il tono del romanzo è quello giusto, se l'autore riesce ad affrontare il proprio progetto facendo un lavoro ragionato, consapevole e, soprattutto, che sia vincente per la storia che vuole raccontare, allora l'agente letterario, l'editore e il lettore saranno disposti a perdonargli errori e infrazioni.
Il video che ho inserito all'inizio del post è, torno a ripetere, un esempio perfetto di quello che sto cercando di dire: Emma, la prima ragazza che canta, la bionda, non ha certo una voce tecnicamente perfetta. Anzi, ha tutt'altro che quella che si definisce una "bella voce". Come, al contrario, ha Arianna, la mora. Ma è evidente che Emma ha saputo leggere la canzone oggetto di sfida meglio di Arianna e non è difficile immaginare quale delle due possa avere vinto. E questo nonostante la tecnica e la precisione siano dalla parte di Arianna. Così come se solo gli intonati e i tecnicamente forti avessero fatto la storia della musica italiana ci saremmo persi campioni del calibro di Vasco Rossi, Gianna Nannini e Luciano Ligabue, che ci hanno regalato veri e propri capolavori, allo stesso modo uno scrittore non ha bisogno di un bagaglio di conoscenze grammaticali e narratologiche superiore alla media per scrivere un capolavoro. Altrimenti saremmo costretti a gettare al macero uno scrittore come Mauro Corona (e non mi sembra proprio il caso). Lo scrittore ha bisogno, quando ha una storia che gli gira per la testa, di trovare il modo giusto per raccontarla, per comunicarla. Insomma, per convincere il lettore che quello che ha tra le mani è un libro che merita di essere letto. E non tanto per la storia che si racconta, quanto per il modo che lo scrittore ha trovato per renderla originale e unica.
Purtroppo, però, nel mio lavoro quotidiano di agente letterario sono rari, rarissimi gli scrittori che hanno preso coscienza di questo principio fondante della narrativa. Così la mia casella di posta elettronica è invasa da decine di mail dove gli aspiranti scrittori sfogano tutta la loro frustrazione per un giudizio negativo denunciando la correttezza formale e strutturale dei loro scritti.
Non nascondo che spesso mi verrebbe da rispondere a queste persone con una domanda semplicissima: quanti libri leggete in un anno? Ma anche questo mi rendo conto che è argomento delicato, che meriterebbe un post tutto per sé.
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Sì la voce, non è facile trovare la propria voce e trovare poi il coraggio di farla sentire, l'ho provato personalmente e l'ho visto nel corso di scrittura creativa dove propongo appunto questo. Costa fatica e a tratti è doloroso. Sai sono convinto che tutti abbiano la propria voce ma che solo pochi riescano a sostenerla ammettendone sinceramente e onestamente tutte le implicazioni in pubblico. Per me talvolta non è facile nemmeno adesso e un poco lo sai.
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