Non so se vi è mai capitato di leggere un articolo di giornale, il passo di un romanzo, una poesia o ascoltare una canzone e pensare: "Ma questa è come se l'avessi scritta io. Mi ha letto nel pensiero". Naturalmente non è mai così, in tutta probabilità noi saremmo stati meno abili dell'artista di turno ad esprimere gli stessi pensieri. O forse no, saremmo stati più incisivi. Fatto sta, però, che quella persona ci ha preceduto.
A me è capitato di recente, con un articolo di Oscar Giannino sull'ultimo numero di Panorama (n.52 del 22 dicembre 2009).
Ecco l'articolo, il quale non mi affatico nemmeno a commentare, tanto è chiaro e limpido:
Aveva torto o ragione Lev Tolstoj, nel dire che l'arma più potente dell'ignoranza è spesso la stampa? Se pensiamo al rapporto tra Silvio Berlusconi e un bel pezzo di informazione italiana, la risposta è più sì che no. Non faccio qui stampa contromilitante, rispetto a quella che da 15 anni combatte ardentemente il premier — nel caso di Repubblica-Espresso anzi più di 20, la radice sta nella lotta di allora per la Mondadori. Occorrerebbero pagine per elencare titoli, epiteti, accuse e forzature di accuse lanciati in due decenni contro Berlusconi: da corruttore della vita pubblica ai tempi di Bettino Craxi a corrotto al potere, da manipolatore dell'informazione e del costume a tout-court corruttore di minorenni. Giù giù fino al mafioso e anzi al «mandante di stragi», come a Repubblica è capitato di titolare, andando persino oltre quel che il signor Gaspare Spatuzza è stato recentemente condotto a dire in mondovisione. Propongo invece una semplice questione di fondo, intorno a che cosa animi la tenace macchina mediatico-giudiziaria.
L'informazione, da che esiste, si divide in due campi. Quella per cui la politica serve a guarire dei mali, o almeno a provarci. E quella per cui serve, invece, a vendicarli. Da 15 anni, l'anomalia Berlusconi — il tycoon ultroneo ed estraneo a ogni tradizionale ingessatura politico-istituzionale — discende da un'anomalia precedente. La sua è personale, la precedente sistemica. Siamo l'unico paese in cui sia stata spazzata via dalla scopa giudiziaria un'intera classe politica allorché, caduto il Muro, agli americani non convenne più pagare sottobanco pacchi di dollari per il teatrino italiano, equilibrando i rubli di Mosca. Ma Mani pulite non spazzò affatto via tutti: l'opposizione si salvò. Pensò di essere la vera e unica beneficiaria della purga antitangenti. Berlusconi, in 15 anni, l'ha reso però impossibile.
Non è stato il fantasma di una notte, ma il disco rosso di un'intera stagione storica, che era nata ben altrimenti, e non è mai arrivata al capolinea sperato dai purgatori. Tutte le volte che ha perso, Berlusconi ha sonoramente ribattuto la sinistra la volta dopo. L'ha mandata al manicomio, prima che all'opposizione. Le ha distrutto il sogno di un paese che aspettava da 50 anni solo che i ladri al governo finissero all'Inferno mediatico-giudiziario, per poi diventare il Paradiso della virtù politica, praticata con tanto di timbro degli angeli togati.
Ecco perché la frattura nell'informazione italiana, ancor oggi, è in realtà incolmabile. C'è chi pensa che il proprio compito sia di vendicare quest'offesa, che ha impedito l'adempimento storico a portata di mano. E c'è chi invece, molto più modestamente in verità, pensa che il punto sia tutt'altro: Berlusconi non si riduce a fenomeno ordinario senza prima curare l'anomalia che lo indusse a scendere in campo. Quella anomalia giudiziaria che ancor oggi, sotto elezioni regionali, prova a colpire a morte giunte uscenti di tutti i colori, sotto valanghe di atti la cui credibilità processuale si giudicherà tra anni, ma che intanto gli effetti politici li dispiegano subito.
In molti, dopo i denti spaccati e il naso rotto del premier in piazza del Duomo, si chiedono oggi che fare e come abbassare i toni a cominciare proprio dall'informazione. Nobile sforzo. Sarà, ma personalmente ci credo assai poco. A mutare i vendicatori, nella storia, di solito serve a poco la ragione. L'ira vive di vampe e fumi. Credono di essere Tacito contro Nerone. Per il bando e suicidio del novello autocrate, firmerebbero e salterebbero di gioia in molti. Contano anche sul fatto che ormai un paio di generazioni di giovani sono cresciute in un'Italia della cui storia contemporanea conoscono quasi solo questo, l'odio per Berlusconi come simbolo di ogni eccesso.
L'unica alternativa, allora, è usare grande fermezza e misura. Altrimenti, non sarà scritta solo su Berlusconi e sui suoi difetti una storia di parte. Ma su mezzo dopoguerra italiano, ridotto a stragi e raggiri puntualmente inconfessabili, perché sempre regolarmente miranti a impedire a chi perdeva ciò che invece virtuosamente gli spettava: governare malgrado le urne.
.jpg)



Nessun commento:
Posta un commento